31 March 2020

Solouva: la riscossa dei vini artigianali

Un succo d’uva, questo è il vino e come tale deve essere trattato. Questa è la filosofia alla base dell'azienda Agricola Arcari + Danesi, che nasce nel 2006 dal sogno di due amici d’infanzia, Giovanni Arcari e Nico Danesi.

Dopo una lunga esperienza nel mondo del vino, Giovanni come commerciante, Nico in veste di enologo, decidono di intraprendere la strada della produzione e fondano una cantina, che oggi, a pochi anni dalla sua fondazione, rappresenta una realtà di primo ordine nel panorama enologico nazionale e internazionale.

La cantina si trova nel comune di Coccaglio, in cima al Montorfano, il rilievo che delimita, a meridione, la Franciacorta.

La struttura è scavata all'interno della collina nella roccia creata da sedimenti millenari, che si trovano solo in questa area della Franciacorta. La roccia, di origine morenica e il suolo ferroso conferiscono ai vini una spiccata nota minerale.

Il metodo "Solouva"

I vini sono pura espressione del territorio perché prodotti con metodi naturali, senza l’aggiunta di componenti estranee. Questa cantina, infatti, si è fatta largo nel mercato ed è diventata simbolo di una nuova generazione di vignaioli di Franciacorta, grazie alla sperimentazione del metodo “Solouva”: una tecnica che si basa sull’utilizzo esclusivo dell’uva nella produzione del vino.

Il vino non necessita di alcun artificio, è un prodotto naturale, che nasce e prende vita dall’uva, dalla TERRA.

Ma come funziona nello specifico questa metodologia produttiva?

Partiamo dalla prima fase: la vendemmia. Il clima mite della Franciacorta permette alle uve di arrivare ad una perfetta maturazione fenologica. In questo modo il frutto, oltre ad essere ricco di zucchero, sviluppa i composti fenolici del vino, sostanze che conferiscono profumi e consistenza.

In questo momento, le uve riescono ad esprimere le caratteristiche varietali e sono pura espressione del territorio. Terminata la raccolta, si procede con la pressatura soffice con una resa in pressa molto bassa, ben al di sotto del limite consentito dal Disciplinare di produzione del Franciacorta Docg, questo per ottenere mosti ancora più ricchi.

In questa fase si mette da parte una percentuale del succo ottenuto e se ne blocca la fermentazione ricorrendo alle basse temperature. Questo mosto sarà usato al posto dello zucchero di canna per la presa di spuma, durante il tiraggio (seconda fase), cioè l'imbottigliamento, la fase durante la quale avviene la seconda fermentazione tipica del Franciacorta.

A questo punto si procede con l’affinamento in bottiglia che dura diversi anni, a seconda del prodotto che si vuole ottenere e ovviamente, rispettando i tempi minimi previsti dal disciplinare. Al termine dell’affinamento si va verso la sboccatura, un’operazione che consiste nell’eliminazione dei residui lasciati dai lieviti, che hanno ormai terminato il loro lavoro, e che serve a rendere il vino limpido, privo di residui.

Il vuoto originato dalla sboccatura viene rimpiazzato solitamente con la “liquer de tirage”, una soluzione alcolica e zuccherina di svariate tipologie a seconda del prodotto e delle scelte della cantina.

 

Poiché il metodo Soluva non prevede l’innesto di zuccheri esogeni, anche nella fase del dosaggio (terza fase) si propende per l’utilizzo di mosto d’uva.

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